Il futuro del rais
In Libia tutto è “umanitario”: i raid della Nato e la tregua dell’Onu
La Nato bombarda Tripoli, per colpire l’apparato bellico del regime di Muammar Gheddafi e finge di non occuparsi delle sorti del colonnello – “non sappiamo se è vivo o morto, e non ci interessa”, ha dichiarato ieri. Le Nazioni Unite – che hanno dato mandato agli umanitaristi frettolosi dell’Alleanza atlantica di difendere la popolazione libica – chiedono un cessate il fuoco immediato. Che cosa intendono per “fuoco”?
13 AGO 20

La Nato bombarda Tripoli, per colpire l’apparato bellico del regime di Muammar Gheddafi e finge di non occuparsi delle sorti del colonnello – “non sappiamo se è vivo o morto, e non ci interessa”, ha dichiarato ieri. Le Nazioni Unite – che hanno dato mandato agli umanitaristi frettolosi dell’Alleanza atlantica di difendere la popolazione libica – chiedono un cessate il fuoco immediato. Che cosa intendono per “fuoco”? Anche i bombardamenti autorizzati con la risoluzione 1973 del 17 marzo? Chissà. Le gestione della guerra di Libia è diventata complicata anche per i suoi sostenitori. Valerie Amos, che è a capo del coordinamento per gli Affari umanitari, dice che le sanzioni alla Libia sono strutturate in modo così complesso che non arriva cibo ai libici (ci sono riserve per altri due mesi), cioè alla popolazione che andrebbe protetta e che invece rischia di morire di fame.
Nella notte tra lunedì e martedì, ci sono stati otto bombardamenti in tre ore su Tripoli. Gli obiettivi non sono chiari: sono state colpite le sedi della tv di stato e dell’agenzia di stampa ufficiale del regime, ma il governo sostiene che sarebbe stata danneggiata anche l’Alta commissione per l’infanzia ed esplosioni sono state registrate vicino al bunker di Bab al Aziziyah, in cui sarebbe rinchiuso il colonnello Gheddafi. Un portavoce dell’Alleanza atlantica si è affrettato a dire che l’obiettivo del raid non è Gheddafi, “noi non prendiamo di mira singoli individui”, ma piuttosto “le centrali libiche di comando e controllo”, in modo da “ridurre il più possibile le capacità del regime di colpire i civili”. Ma la caccia all’uomo (e alla sua famiglia, un figlio del colonnello è già rimasto ucciso, con tre nipoti) è sempre più evidente, anche se la Nato finge che non sia così. Il regime change a Tripoli è uno dei risultati attesi dalla missione (pure se non è esplicitato nella risoluzione dell’Onu), come hanno detto più volte i leader della campagna libica.
L’efficacia dei raid è controversa. Secondo il New York Times, i bombardamenti stanno ottenendo risultati per i ribelli, per il Los Angeles Times “non si vede la fine dello stallo”.
Nella notte tra lunedì e martedì, ci sono stati otto bombardamenti in tre ore su Tripoli. Gli obiettivi non sono chiari: sono state colpite le sedi della tv di stato e dell’agenzia di stampa ufficiale del regime, ma il governo sostiene che sarebbe stata danneggiata anche l’Alta commissione per l’infanzia ed esplosioni sono state registrate vicino al bunker di Bab al Aziziyah, in cui sarebbe rinchiuso il colonnello Gheddafi. Un portavoce dell’Alleanza atlantica si è affrettato a dire che l’obiettivo del raid non è Gheddafi, “noi non prendiamo di mira singoli individui”, ma piuttosto “le centrali libiche di comando e controllo”, in modo da “ridurre il più possibile le capacità del regime di colpire i civili”. Ma la caccia all’uomo (e alla sua famiglia, un figlio del colonnello è già rimasto ucciso, con tre nipoti) è sempre più evidente, anche se la Nato finge che non sia così. Il regime change a Tripoli è uno dei risultati attesi dalla missione (pure se non è esplicitato nella risoluzione dell’Onu), come hanno detto più volte i leader della campagna libica.
L’efficacia dei raid è controversa. Secondo il New York Times, i bombardamenti stanno ottenendo risultati per i ribelli, per il Los Angeles Times “non si vede la fine dello stallo”.
Dal 30 aprile, il giorno in cui è morto il figlio, Gheddafi non è più apparso in pubblico. Invece i suoi aerei hanno violato la “no fly zone” (cioè l’unica disposizione decisa insieme all’Onu, il motivo per cui la Nato si è mossa, per intenderci) a Misurata, sabato scorso, colpendo quattro depositi di petrolio e bruciando così riserve per i prossimi tre mesi. Gheddafi, che fin dall’inizio del conflitto ha mostrato grande flessibilità nella sua tattica di guerra, ha utilizzato per il blitz piccoli aerei solitamente usati per spargere pesticidi. La Nato ha reagito con i raid sulla capitale, dopo che il segretario generale Anders Fogh Rasmussen aveva detto che il colonnello avrebbe presto capito che gli conviene togliersi di mezzo con una certa velocità, “non c’è futuro per il suo regime”.
E mentre al Arabiya si ostina a propagandare la fine imminente del colonnello dando voce a sparute manifestazioni anti regime a Tripoli, i ribelli avrebbero ottenuto il primo vero risultato dall’inizio delle operazioni alleate: sono riusciti a cacciare i lealisti del regime fuori da Misurata, l’enclave da sempre capitale commerciale del paese in cui si combatte da tempo, perché è cruciale per gli approvvigionamenti di Tripoli. L’obiettivo è allontanare le forze del colonnello di almeno 20 chilometri dalla città, in modo che non possano più tirare missili Grad contro gli uomini dell’opposizione. Secondo le fonti del New York Times, i ribelli ce la stanno facendo, così come conquistano terreno e mezzi sia a Brega sia ad Ajdabiya.
La Corte penale internazionale ha annunciato la preparazione di un mandato di cattura contro Gheddafi “per crimini di guerra e contro l’umanità”, mentre l’Onu chiede una tregua, che dovrebbe riguardare tutti, attacchi del regime e attacchi della Nato. Una tregua “umanitaria”, naturalmente.
E mentre al Arabiya si ostina a propagandare la fine imminente del colonnello dando voce a sparute manifestazioni anti regime a Tripoli, i ribelli avrebbero ottenuto il primo vero risultato dall’inizio delle operazioni alleate: sono riusciti a cacciare i lealisti del regime fuori da Misurata, l’enclave da sempre capitale commerciale del paese in cui si combatte da tempo, perché è cruciale per gli approvvigionamenti di Tripoli. L’obiettivo è allontanare le forze del colonnello di almeno 20 chilometri dalla città, in modo che non possano più tirare missili Grad contro gli uomini dell’opposizione. Secondo le fonti del New York Times, i ribelli ce la stanno facendo, così come conquistano terreno e mezzi sia a Brega sia ad Ajdabiya.
La Corte penale internazionale ha annunciato la preparazione di un mandato di cattura contro Gheddafi “per crimini di guerra e contro l’umanità”, mentre l’Onu chiede una tregua, che dovrebbe riguardare tutti, attacchi del regime e attacchi della Nato. Una tregua “umanitaria”, naturalmente.